Rottura e innovazione nell’arte del Secolo Breve
di Piergiorgio Barbetta
Epoca di stravolgimenti politici, acute tensioni sociali e rapide innovazioni tecnico-scientifiche, il Novecento influenza profondamente la nascita di un nuovo modo di concepire l’arte. Sin dai suoi albori infatti la creazione artistica aveva come obiettivo principale la mimesis, l’imitazione del reale o, nel caso della Grecia classica, di canoni estetici precisi. L’opera d’arte è modello di bellezza nell’età classica, nel Rinascimento, nel Barocco. È catarsi nell’arte cristiana, in Caravaggio.
Niente di ciò l’arte del Novecento. I valori dell’utile e della mercificazione, traslati nell’arte, portano a una scissione: adeguarsi all’arte borghese o abbandonarla, cercare nuovi canali di espressione.
La prima opzione porta all’imitazione di modelli classici, un tentativo anacronistico di esprimere l’armonia classica nel caos moderno.
La ricerca avanguardista invece, rompe con la tradizione, con l’ordine, la disciplina dell’arte. E soprattutto rompe il canale di comunicazione con il pubblico.
L’arte d’avanguardia non vuole più essere venduta. Vuole essere per sé. Trovare l’unico motivo di esistere in se stessa. Non nel mercato. Non nel pubblico.
Il contesto storico-culturale pone le premesse di questi movimenti. La crisi della borghesia, che porterà all’insorgere dei fenomeni totalitari, le forti tensioni sociali, lo sviluppo dei media e della società di massa sono inscindibili dal fenomeno dell’avanguardia.
La nascita di nuove filosofie e di nuove scienze rendono inevitabile un nuovo modo di concepire l’arte. La tendenza al nichilismo, inaugurata da Nietzsche, e gli sviluppi della psicanalisi che, a partire da Freud, sottolineano la frantumazione del soggetto, influenzano profondamente gli intellettuali. Impossibile quindi l’armonia, l’ordine, come avrebbero voluto i classicisti.
Il dadaismo e il surrealismo trovano le proprie fondamenta in queste premesse. Movimenti come il futurismo o il cubismo invece affondano le radici, oltre che nei profondi cambiamenti filosofici, nel progresso tecnico-scientifico. È fondamentale, nonostante tutti questi movimenti si inscrivano in contesti storico-sociali simili e nella stessa generale definizione di avanguardia, sottolinearne le differenze, premesse delle diverse posizioni artistiche e politiche dei vari movimenti. Il dadaismo ad esempio sosteneva un atteggiamento sostanzialmente anarchico, antiautoritario, mentre il futurismo configura la sua politica con un forte appoggio ideologico al fascismo in Italia, e un’importante adesione al Partito Comunista (pre e post rivoluzionario) in Russia.
Nonostante le loro differenze i movimenti d’avanguardia si caratterizzano per la pubblicazione di un manifesto, in cui venivano chiariti i principi e gli obiettivi che riunivano coloro che aderivano alla corrente. Il manifesto dadaista, scritto da Tristan Tzara, quello futurista, di Filippo Tommaso Marinetti, quello surrealista, di Andrè Breton, esprimono le influenze, le posizioni politiche, gli espedienti tecnici degli aderenti ai movimenti. Ma un’analisi complessiva dell’avanguardia in generale è impossibile. Sono molti i punti di contatto tra i vari movimenti. Ma le differenze sono radicali, ineludibili. L’analisi dunque, deve avvicinarsi al contesto politico e sociale in cui si muovono gli avanguardisti, prendere coscienza delle loro affinità e, infine, capire e sottolineare le differenze di poetica che rendono peculiare ogni movimento.