Nel precedente articolo abbiamo considerato il rapporto, spesso inconciliabile, tra arte naturalistica ed arte astratta e, ci siamo soffermati in particolare sul concetto di superiorità morale di quest’ultima rispetto ad un’arte che non fondandosi sulla ricerca formale privilegia il contenuto.
Ora parliamo – pur nei limiti di una breve trattazione – delle problematiche che si presentano di fronte ad opere d’arte suscitate e concepite da un profondo bisogno interiore, i cui autori sono andati elaborando un linguaggio che si è progressivamente allontanato dal mondo apparente (il verosimile) rispondendo ai loro impulsi psichici e negando con ciò alla loro arte una dipendenza più o meno strumentale al tema trattato (argomento), optando per l’affermazione dell’autonomia dell’arte in piena coscienza democratica. Ma in questo caso il passaggio è stato improvviso o graduale? Rispondiamo subito senza indulgere ad equivoci che è stato graduale, sia storicamente che individualmente, nel senso che la ricerca artistica moderna è andata progressivamente maturando piena consapevolezza che la ricchezza del mondo interiore non può essere espressa se non attraverso la purezza della forma, ripudiando ammiccamenti di carattere descrittivo e letterario (nei migliori casi).
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