Opere preziose dell'artista Matteo Accarrino - inaugurazione 1 giugno 2013 ore 18,30


S’inaugura sabato 1 giugno alle ore 18,30 la mostra “OPERE PREZIOSE” dell’artista Matteo Accarrino a cura di: Carmela Claps durata mostra : 1 giugno 12 giugno 2013 orari mostra : dal lunedì al sabato 10,00/14,00 – 15,00/19,00   “OPERE PREZIOSE” “Col

Corpora...mente - Personale di Beatrice Piva - 18 maggio - 28 maggio 2013


La personale di Beatrice Piva che si terrà dal 18 Maggio al 28 maggio, tratta di una riscoperta del legame classico Corpo-Mente, affrontato in tre diverse discipline figurative : . Pittura . Fotografia . Video   I dipinti trattano le modificazioni

Opere preziose di Matteo Accarrino - Personale dal 1 al 12 giugno 2013


Accarrino, Matteo, Pittore, acquerellista, incisore, scultore. Docente di incisione presso l’Accademia di BBAA di Ravenna, di cui è stato anche direttore. Tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, sperimenta tutti i linguaggi e le tecniche

Bologna in Lettere - Festival di letteratura contemporanea - 8 giugno 2013 - Programma completo degli eventi dalla ore 10,00 alle 23,00


Con il Patrocinio della Provincia di Bologna su progetto e concertazione di Enzo Campi in collaborazione con Le Voci della Luna, Letteratura Necessaria 100 Thousand Poets for Change-Bologna, qudulibri Associazione ComPari, Collettivo Self Poetry, Gruppo 98

Metrica esoterica Personale di Giancarlo Giudice 14 - 25 settembre 2013


Giancarlo Giudice vive e lavora a Bologna. Da diverso tempo si interessa allo studio della comparazione tra le diverse culture spirituali e attraverso l'arte figurativa e la poesia ha pensato di rendere in arte il suo intimo desiderio di trovare la matrice comune, che è

Cavalli pensierosi - Personale di Jankovic Liubisa-Janko 15 - 25 giugno 2013


Jankovic Liubisa-Janko è nato il 3/8/1955 a Petrovac na Mlavi, una città nel sud est della Serbia a circa 100 Km dalla citta di Belgrado. E' a Belgrado che ha conseguito la laurea di Architettura Paesaggistica ottenendo il titolo di Dottore Magistrale. Dal 1999 vive e

Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti

scritto il by Luigia in Manifesti d'Arte | lascia un commento  

Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli ; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Manifesto del futurismo pubblicato su “Le Figaro – 20 febbraio 1909″ di Filippo Tommaso Marinetti
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_del_futurismo

La Camera Obscura di Abelardo Morrel

scritto il by admin in Parliamo d'Arte | lascia un commento  

Mi affascina sempre molto l’artista che, costeggiando sempre la perenne corsa all’avanguardia tecnica, si avvia per un proprio percorso fatto di frammenti di storia.

Abelardo Morrel utilizza una tecnica che risale a molto prima della fotografia quando, prima di scoprire una sostanza sensibile alla luce che catturasse l’immagine, alcuni pittori si chiudevano in camere buie con solo un piccolo foro in una parete,e dipingevano l’immagine che dall’esterno si proiettava sulla parete opposta al foro.

Camera obscura” è infatti il nome dell’ultimo progetto di questo artista innovatore nell’utilizzo di una tecnica che di base ha poco di innovativo.

Ciò che crea una netta svolta nell’utilizzo di questa tecnica lo si scorge seguendo il processo lavorativo di Morrel: l’artista si chiude in una stanza sigillata,non più spoglia come in origine ma arredata,dopo di che opera un foro di un centimetro su una parete, dalla quale entra l’immagine dell’esterno capovolta e si plasma sull’interno della stanza, con tanto di mobilio. Il fotografo allora si mette frontale alla parete esposta e fotografa quello che appare come un nuovo e intimo dialogo con il mondo esterno.

Abelardo Morrel nasce a Cuba nel 1948, si trasferisce a New York dopo l’invasione della Baia dei Porci e frequenta il Bowdin College e la Yale Unuversity.

Le sue fotografie sono oggi nei più grandi musei e collezioni del mondo,tra cui il Museum of Modern art, il Whitney Meuseum of Modern Art, il Metropolitan Meuseum of Art e l’Art istitute of Chicago. Morrel ora vive con la sua famiglia a Brookline ed è professore presso il Massachusetts College of Art.

Osservare le sue immagini è come contemplare nella quiete di una camera un imponente mondo come quello di Manattan traslato in un ambiente domestico, formando un nuovo connubio tra il mondo pubblico e quello individuale, e se si vuole tra vita,movimento,crescita e l’immobile e onirico spazio di una camera.

L’Espressionismo, un grido dell’anima – a cura di Davide Fustini

scritto il by Luigia in Parliamo d'Arte | lascia un commento  

Con l’inizio del Novecento, il nuovo Secolo ricco di fermento, di gioia, di speranze per l’avvenire, anche nell’arte figurativa avvengono molti cambiamenti.
Gli artisti sono sempre quelli che fiutano per primi il mutare dei tempi e in questo caso non si lasciano illudere dalla gioiosa atmosfera borghese che circonda le grandi capitali europee.
Da Parigi, da Berlino, da Vienna, quasi simultaneamente fanno capolino sulla scena pittorica alcuni gruppi di artisti che non si accontentano più di descrivere la realtà per quella che è, che non hanno più voglia di raccontare la vita dei bulevard e le feste borghesi con gli occhi puri e innocenti di Monet e Renoir. Si accorgono, questi nuovi pittori, di come dietro alla superficiale sensazione di ricchezza e benessere della loro generazione vi sia un montante senso di inquietudine e di insicurezza, una nuova esigenza che non si limita al raggiungimento degli agi esteriori, ma si inoltra in profondità nelle pieghe dell’anima.
Così nasce l’Espressionismo, inizialmente in Francia, con l’apparizione dei fauves (le belve), i quali non furono mai un gruppo strutturato, ma un insieme di pittori accomunati da dei tratti peculiari e specifici.

Il loro esordio avviene nel 1905, a Parigi, al Salon d’Automne, e fra questi i nomi di maggior rilievo furono Matisse, Rouault, Derain e Vlaminck. I loro colori sono accesissimi, addirittura violenti per l’epoca, le campiture spesso larghe, la suddivisione degli spazi ormai lontana dal realismo impressionista, con una buona dose di decorativismo, soprattutto nei lavori di Matisse, il più sublime e raffinato. Si sprecano, in questi pittori, i richiami a Van Gogh e ai puntinisti, perché questi ultimi avevano già imboccato una strada espressionistica che faceva presagire le pulsioni dell’anima del Novecento.
Se i pittori francesi che consideriamo espressionisti si distinguono principalmente per la loro ricerca stilistica, per la loro forza cromatica e per il loro abbandono dei canoni precedenti, nell’esperienza tedesca vediamo un’attenzione crescente ai temi trattati nell’opera.
Il gruppo che nasce a Dresda col nome di Brücke, “il ponte”, nel 1905, e fra i cui artisti troviamo Kirchner, Schmitt-Rottluff, Nolde, Müller e Pechstein, contiene già nel suo statuto una forte critica alla vita moderna e un’attenzione alla condizione umana nella società dell’epoca.
In particolare, nelle opere di Kirchner vediamo come le eleganti figure di uomini e donne borghesi a passeggio per le strade di Berlino siano delle grottesche caricature che trasudano solitudine e disperazione. I colori acidi e contrastanti e le linee spigolose e brusche completano l’opera, dando un effetto di straniamento ed alienazione.
Avevamo già visto questo grido dell’anima nell’opera di un altro pittore, il norvegese Edvard Munch, che aveva usato le sue tele per denunciare il malessere psichico e la difficoltà dell’uomo moderno all’interno della società.
Anche a Vienna a inizio secolo vi sono artisti come Schiele e Kokoschka che utilizzano una pittura densa di richami psicologici. Nel primo in particolare, nonostante la sua breve vita (1890-1918), compaiono moltissime suggestioni, dall’ossessione per l’erotismo alla percezione della decadenza della società (proprio in questi anni l’Impero Austro-ungarico è destinato a dissolversi). Le esperienze emotive e interiori sono in Egon Schiele preponderanti e vengono espresse dal suo segno pittorico in maniera inequivocabile.
Possiamo dire che le opere di questo giovane pittore austriaco sono tra gli esempi più acuti ed estremi della nuova onda espressionistica che pervade l’arte europea. Il Vecchio Continente sta perdendo le certezze acquisite, si sta imbarcando in una serie di guerre che ne decimeranno la popolazione, sta vivendo i primi vagiti delle ideologie di massa e sta rinunciando ad essere l’unico baricentro del mondo.
Nel frattempo l’uomo nuovo si scopre più fragile e insicuro, nonostante le importanti acquisizioni della modernità che migliorano la sua vita materiale.
I pittori dell’epoca riescono ad esprimere con grande profondità questo complesso periodo storico ed i riflessi sull’anima dell’uomo europeo. Con loro ha inizio la pittura del Novecento, ricca di emozioni, impeto e complessità. Ne parleremo ancora nelle prossime puntate.

Davide Fustini