Poesia
Fra le grandi correnti artistiche del Novecento ne troviamo una completamente italiana. E’ il Futurismo, di cui abbiamo anche un fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, e un primo Manifesto, pubblicato nel 1909 sul giornale francese “Le Figaro”. Marinetti si riferisce a una poetica letteraria, ma le sue teorie, ispirate all’azione, alla modernità, al movimento, alla rincorsa del futuro, faranno breccia anche nella pittura,nella scultura, nella musica e nell’architettura. Infatti, al suo manifesto ne seguiranno altri, riguardanti diversi campi dell’arte.
Possiamo considerare questo movimento come un omaggio degli artisti italiani alla modernità, un rifiuto della vecchia concezione conservatrice dell’arte italiana, una spinta propulsiva verso il futuro, in cui le nuove tecnologie, le automobili, gli aerei, i mezzi meccanici, sono destinati a cambiare la vita dell’uomo, a velocizzarla, a stravolgerla, a renderla nuova e dinamica.
Novità e dinamismo sono due fattori che dominano le tele dei Futuristi, in cui lo spettatore viene messo “al centro del quadro”. Pensiamo a due sbalorditive e
coloratissime tele che si trovano entrambe al Moma di New York. “I funerali dell’anarchico Galli” di Carlo Carrà e “La città sale” di Umberto Boccioni.
Nella prima tela vediamo l’azione della folla, sottolineata dalla presenza di colori accesi, scomposti, con la predominanza di riverberi rossi sulle sagome scure. Tutto è caotico, in movimento, vivo e pulsante. Nel quadro di Boccioni vi sono molte affinità con quello precedente. I colori sono altrettanto squillanti e la città viene scossa da una tensione umana ed animale. Il titolo stesso dell’opera suggerisce questo stato d’animo in cui la forza viene sprigionata in modo assoluto e perentorio.
Questa sorta di onnipotenza virile, legata alla fiducia nelle macchine, all’idea di interventismo militare e di simpatia per l’azione, costringerà il movimento futurista ad essere etichettato come vicino al Fascismo. Per la verità, fra i singoli componenti che faranno parte dell’avventura futurista, le posizioni politiche saranno le più disparate. Certo, i temi cari ai Futuristi anticipano alcune idee tipiche del Ventennio Fascista, ma il comune denominatore della loro pittura rimane l’avvento prepotente della civiltà industriale e il mito di velocità e progresso che viene introdotto dalla presenza delle macchine.

Nel presentare alcuni nomi di Futuristi, a fianco dei già citati Boccioni e Carrà, occorre sottolineare la varietà di approcci all’ideale futurista. C’è chi rimarrà sempre legato a un decorativismo coloristico di squisita provenienza francese, come Gino Severini (bellissimo il suo “Il Boulevard” del 1911), chi , come Luigi Russolo, conserverà un’eco simbolista, chi, come Giacomo Balla, avrà un approccio più analitico per rendere il movimento, e chi, come Ardengo Soffici, ne avrà uno più scolastico (a tratti quasi
cubista).
Fra gli artisti che si aggregarono al Futurismo, mi piace ricordare inoltre il giocoso e coloratissimo Depero (di cui si possono ammirare numerose opere al Mart di Rovereto), l’intimista e fenomenale Felice Casorati e lo straordinario scultore Arturo Martini.
A ben vedere, il Futurismo ha lasciato all’Italia e al mondo un’eredità artistica di grandissimo pregio e di enorme suggestione, per la modernità che sprigiona ancora oggi, a un secolo esatto dalla sua comparsa.
Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti
Manifesto dei musicisti futuristi




















