Poesia
Round the Clock, evento collaterale di quest’ultima Biennale di Venezia a cura di Martina Cavallarin, è il lato ecologico e riflessivo di questa manifestazione.
Riuniti nello spazio Thetis 15 artisti a confronto, in comune idee forti realizzate con strumenti poveri: imballaggi, assemblaggi e riutilizzo; tutto finalizzato a un nuovo umanesimo costituito da maggior sensibilità verso i luoghi che abitiamo e un rispetto da recuperare verso le risorse e le energie di questo pianeta. Tra i 15 spicca il nome di Eva Jospin con le sue foreste di cartone. L’approccio della Jospin con questa tecnica è una storia tutta particolare che merita di essere raccontata…
Capita spesso nella vita di molti artisti che un cambiamento di stile coincida con un cambiamento di atelier. E capita anche ad ognuno di noi, al termine di un trasloco, di trovarsi pieni di scatoloni di cartone…vuoti…e non sapere che farne.
Capita spesso, agli artisti, di aver bisogno di tempo per ambientarsi nel nuovo atelier, di aggirarsi quasi come animali randagi, per i suoi luoghi, in cerca d’ispirazioni, delle proprie “marche stilistiche”…
Ogni giorno, osservando a lungo queste pile di cartone…fino a un bel mattino…
Da qui hanno origine le sue foreste. Echi dei collage di Marx Enest e di arte povera, le foreste respirano dei paesaggi alla Gustave Doré.
Nate per sovrapposizione di piani e livelli idealmente infiniti, un perenne “work in progress”, una natura in continua germinazione.
Ma il trompe-l’œil, non gioca alla mimesi: le foreste non vogliono “sembrar vere”, ma piuttosto evocare, suggestionare, intrufolandosi silenziose nello spazio, impercettibili.
Tra i mille particolari, e da lontano, con effetto stereoscopico, lo sguardo si perde come si perdono i bambini nei boschi dei fratelli Grimm.
Sottilmente incantati anche noi veniamo trasportati in un mondo…un po’ da favola.
Laura Ruscillo























E’ veramente uno spettacolo! è bello sia nel contenuto di fondo che nella realizzazione! mi piace!